Inps, il lavoro del 2016: tracollo dei nuovi contratti stabili, frena il boom dei voucher

MILANO – L’Osservatorio sul precariato dell’Inps conclude la fotografia dell’andamento di assunzioni e licenziamenti nel 2016 registrando un anno positivo ma di forte rallentamento per il mercato del lavoro. Si è come noto esaurita la spinta degli sgravi ad assumere e con essa è venuta meno la corsa all’apertura di contratti stabili incentivati nel 2015. Il raffronto è impietoso: l’anno scorso il saldo tra aperture e chiusure di contratti a tempo indeterminato è stato positivo per poco più di 80mila unità, con un tracollo dalle oltre 930mila dell’anno prima.

IL SALDO DEL LAVORO ITALIANO NEL 2016
TOTALE LAVORO SUBORDINATO
2014 2015 2016
(+) NUOVI RAPPORTI DI LAVORO** 5.437.768 6.267.883 5.803.714
(-) CESSAZIONI DI RAPPORTI DI LAVORO 5.471.395 5.640.314 5.463.565
VAR. NETTA -33.627 627.569 340.149
TEMPO INDETERMINATO
2014 2015 2016
(+) NUOVI RAPPORTI DI LAVORO 1.271.398 2.027.604 1.264.856
(+) TRASFORMAZIONI A TEMPO INDETERMINATO DI RAPPORTI A TERMINE 336.489 586.257 378.805
(+) APPRENDISTI TRASFORMATI A TEMPO INDETERMINATO 69.679 85.603 81.305
(-) CESSAZIONI 1.718.415 1.765.372 1.642.049
VAR. NETTA -40.849 934.092 82.917

Complessivamente il numero di contratti attivi (l’Inps guarda ai flussi, non alle teste come l’Istat) resta in crescita: alla fine del 2016, nel settore privato, ce n’erano 340mila in più di dodici mesi prima (la metà di quelli creati nel 2015). Sommando comunque i due anni si ha un biennio che sfiora il +1milione di contratti. Ma “il risultato del 2016 è imputabile prevalentemente al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo determinato, il cui saldo annualizzato, pari a +222.000, ha significativamente recuperato la contrazione registrata nel 2015 (-253.000), indotta dall’elevato numero di trasformazioni in contratti a tempo indeterminato”.

Le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-dicembre 2016 sono risultate 5.804.000, con una riduzione di 464.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-7,4%). A rallentare sono state soprattutto le assunzioni stabili (-37,6% sul 2015), mentre le aperture di contratti a termine hanno segnato una crescita dell’8%.

I licenziamenti sono diminuiti del 3,1%. Secondo l’Inps ci sono meno rischi di perdere il posto di lavoro: “Il tasso di licenziamento (calcolato rispetto all’occupazione esposta al rischio ad inizio anno) per tutto il 2016 (5,9%) risulta inferiore rispetto a quello corrispondente del 2015 (6,1%) e del 2014 (6,5%)”. Si conferma il balzo dei licenziamenti per giusta causa, passati da 59 a 74mila, ma per l’Istituto non è da collegare alle modifiche sull’articolo 18 quanto piuttosto alle nuove discipline delle dimissioni online (scese intanto da 938 a 811mila). Una posizione tenuta anche dal Tesoro, che ha risposto a una interrogazione da parte di Silvia Chimienti del M5S proprio sull’incremento dei licenziamenti disciplinari. Nel testo – che si avvaleva però dei dati solo a fine novembre – il Mef sottolinea che la crescita dei licenziamenti è inferiore alla diminuzione delle dimissioni e che non ci sono sensibili differenze della dinamica tra le imprese sopra e sotto i 15 dipendenti: conclude quindi che l’effetto si lega allo stop alle dimissioni in bianco. Posizione criticata da Chimienti, per la quale “hanno sdoganato i licenziamenti anche senza la sussitenza di gravi mancanze disciplinari: meno tutele per i lavoratori”.

Dopo la cavalcata dei mesi scorsi, a partire dalla stretta delle norme per l’uso dei buoni lavoro (bisogna inviare un sms prima di fare iniziare la giornata lavorativa) si vede una inversione di tendenza: nel gennaio 2017 le vendite dei voucher, pari 8,9 milioni (valore nominale di 10 euro) si sono stabilizzate su livelli analoghi a quelli di gennaio 2016 (8,5 milioni), “con un modesto incremento” del 3,9%. Lo comunica l’Inps spiegando che “la forte flessione nella crescita, sempre più marcata a partire da ottobre 2016, può riflettere anche gli effetti del decreto legislativo con cui sono stati introdotti obblighi di comunicazione preventiva in merito all’orario di svolgimento della prestazione lavorativa”.

Fonte: repubblica.it

Snilp Roma: Università: per un giovane su due non prepara a mondo lavoro

Riprendendo l’articolo ripreso da vari media:

Secondo un giovane italiano su due, studente o laureato, l’università non prepara adeguatamente ad entrare nel mondo del lavoro. Questa opinione è condivisa dal 46,5 per cento dei ragazzi interpellati nell’ambito di una ricerca promossa dal Gruppo Sanpellegrino, in occasione del III Premio di Laurea Sanpellegrino Campus, che si é svolto all’Università Iulm di Milano.
Poca esperienza maturata (26%), scarsa propensione delle aziende ad assumere (19,5%), settori di interesse saturi (17%) sono alcune delle difficoltà individuate dai giovani italiani nel trovare un’occupazione. Secondo gli intervistati l’università non prepara in modo adeguato al mondo del lavoro, in parte perché la formazione è troppo teorica e poco pratica (16,5%) e in parte perché non ha la forza di accompagnare i giovani verso le aziende dopo la laurea (19%). Solo il 25,5% ritiene invece all’altezza l’università italiana. Per il 18,75 per cento manca poi un ponte di collegamento tra i due mondi (università e aziende) mentre per il 17,75 per cento proprio le imprese dovrebbero puntare su training formativi interni più incisivi per accompagnare le giovani risorse. “Le imprese per diventare più competitive hanno bisogno dei giovani – ha sottolineato il presidente e ad del Gruppo Sanpellegrino, Stefano Agostini – inoltre devono capire che hanno la responsabilità di portare il mondo delle aziende nelle università e viceversa”. Secondo i giovani intervistati infine la valorizzazione dei giovani può portare anche alla valorizzazione del made in Italy (53% studenti e 35% laureati), perché ritengono di essere una risorsa (25%) e perché possono liberare energie innovative per il Paese (18,5%). Per innovare il settore del made in Italy inoltre secondo i giovani è necessario prima di tutto il potenziamento delle infrastrutture, per permettere anche alle realtà più piccole di accedere ai mercati internazionali (24%), il 16,5 per cento invece ipotizza di insegnarlo nelle scuole, mentre il 15,5 per cento vorrebbe puntare sull’e-commerce per alleggerire i costi. La ricerca è stata realizzata nel marzo 2016, su 10.425 tra laureati e studenti universitari italiani.

Presso la sede Romana si è discusso con tanti giovani sulle difficoltà del mondo del lavoro, inoltre per il 1 maggio prepareremo qualche evento per mostrare il nostro sempre più crescente disappunto.

Cordialità.

Sanità, 28mila prestiti erogati in 6 mesi per curarsi

Da un’analisi condotta da Facile.it in collaborazione con Prestiti.it emerge che le domande presentate per pagare le spese sanitarie hanno un controvalore di circa 340.000 euro. L’11% dei richiedenti è un pensionato

– Dalle cure dentistiche a quelle estetiche, anche la salute in Italia si paga a rate. E’ quanto emerge da un’analisi condotta dal comparatore Facile.it in collaborazione con Prestiti.it: oltre 28.000 in sei mesi stati i prestiti erogati per pagare spese sanitarie per un controvalore pari a circa 340.000 euro. La finalità medica rappresenta ormai quasi il 4% delle motivazioni dichiarate al momento della domanda di finanziamento.

Ma per cosa si chiede un finanziamento di questo tipo? Si va dagliimpianti di ortodonzia per sé o per i figli alla gestione di terapie di lunga durata fino ai trattamenti di bellezza e alle operazioni di chirurgia estetica. L’importo richiesto, in media, è pari a circa 6.600 euro, da restituire in quasi cinque anni.

L’11% delle richieste arriva da pensionati. Stupisce che la percentuale di domande provenienti da donne sia molto più elevata rispetto ai soliti finanziamenti: se normalmente circa il 75% delle richieste di prestito arrivano da uomini, quando parliamo di rate per le spese mediche le donne rappresentano ben il 39% delle domande.

Per quanto riguarda le differenze tra le regioni, l’incidenza di questa tipologia di finanziamento sul totale dei prestiti personali è più altain Toscana e in Friuli Venezia Giulia (per entrambe siamo oltre il 6%), mentre le regioni in cui si rileva il minore interesse nei confronti dei prestiti per la salute sono Campania e Puglia, dove la percentuale si assesta attorno al 2%.

Fonte tgcom snilpnews

Nuovo Senato: cosa prevede il ddl Boschi

Primo giro di boa per le riforme costituzionali. L’Aula della Camera ha approvato in quarta lettura il testo definitivo del Ddl Boschi sul quale in autunno si andrà al referendum confermativo. Prima ci saranno altri due passaggi al Senato e alla Camera, in programma entro questo mese e in primavera, poi a ottobre il referendum su quella che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha definito «la madre di tutte le battaglie Vediamo le principali novità per il nostro ordinamento.

Il disegno di legge di riforma costituzionale che porta il nome della ministra per le Riforme Maria Elena Boschi è stato approvato la prima volta dal Senato l’8 agosto 2014, poi è stato modificato dalla Camera il 12 marzo 2015 e nuovamente modificato (con due emendamenti) da palazzo Madama il 13 ottobre 2015. La quarta lettura della Camera, che si è chiusa l’11 gennaio 2016 (senza modifiche), non ne ha però completato però l’iter di approvazione. Essendo un ddl che cambia la Costituzione, sono infatti obbligatorie due letture identiche alla Camera e al Senato, cioè due approvazioni sullo stesso testo in ognuna delle due aule. Tra la prima e la seconda approvazione devono passare tre mesi. Per questo, il ddl tornerà al Senato entro questo mese e poi alla Camera a primavera, passati i tre mesi prescritti.

Fonte articolo di: Vittorio Nuti – Il Sole 24 Ore – snilpnews